ENPAM - Il Presidente Oliveti risponde su Quotidianosanità.it sulla gestione del patrimonio

Gentile Direttore,
in relazione alla lettera di Picchi, credo sia mio dovere ed interesse degli iscritti rispondere compiutamente nelle sedi istituzionali opportune. Quindi alla prossima Assemblea Nazionale del 24 novembre in cui si proporrà l’approvazione del bilancio preventivo 2019. Il resoconto sarà pubblicato sul Giornale della Previdenza. Alcuni numeri però li vorrei ricordare.

Dall’ultimo bilancio consuntivo approvato ad aprile scorso: patrimonio 19,7 miliardi di euro, utile di esercizio 1,16 miliardi di euro, il 73,5% investito in beni mobiliari (14 miliardi di euro) ha reso il 5,1% lordo e il 4,33% al netto delle tasse, il 19,2% investito in beni immobiliari tramite SGR (3,7 miliardi di euro) ha reso il 7,21% lordo e 6,9% al netto delle tasse, il 7,2%investito in beni mobiliari in gestione diretta (1,4 miliardi, eredità del passato) ha reso il 4,5% lordo e -0,27% al netto di tasse e costi straordinari di manutenzione.

Si comprende perché siamo passati dalla prevalenza immobiliare diretta del passato all’investimento in beni mobiliari e all’immobiliare gestito?

Nei sei bilanci consuntivi approvati sotto la mia Presidenza, a seguito di una riforma della governance degli investimenti del Patrimonio, abbiamo prodotto al valore di mercato più di quattro miliardi di euro di attivi.

La COVIP che ci vigila dice che il rendimento netto medio annuo del patrimonio dal 2012 al 2016 è stato del 3,75%, ovvero del 3,65% senza tener conto delle plus/minusvalenze connesse alle operazioni di apporto a fondi immobiliari. La Corte dei Conti che ci vigila parla nella sua ultima relazione sugli anni 2015 e 2016 di un “risultato economico positivo”.

Picchi solleva un problema mobiliare vecchio, nove CDO del 2008, ora attualizzato dall’invito a dedurre della Corte dei Conti per un presunto danno di 65 milioni di euro, e un problema più recente sull’immobiliare gestito: due investimenti – su tanti – in deficit.

Sui CDO noi sosteniamo che abbiamo recuperato tutto il capitale investito all’epoca, con una redditività dell'1-2 % annuo, al netto dei costi sostenuti e delle spese legali. Una remunerazione comunque non pari al rischio corso. Mai più sono stati fatti investimenti di questo genere da quando è in atto la riforma. La tesi preliminare della Corte dei Conti credo computi nei 65 milioni i costi legali vari e il mancato guadagno in logica comparativa.

La Fondazione ha citato in giudizio i consulenti di allora, il processo penale è in corso. Una banca ha già transato e restituito diversi milioni di euro, e contiamo ne arrivino altri. Le commissioni bancarie inoltre sono ora in percentuali dell’ordine dello “zero virgola”. Come a suo tempo promesso.

Sulle gestioni immobiliari il tentativo di recupero del capitale investito va fatto, in questa fase, con opportuna riservatezza.

Sulla trasparenza la Fondazione è in regola su tutti i principi aggiornati.

Se il collega Picchi persegue “effettiva attiva trasparenza”, perché piuttosto non dà l’esempio e ci rivela le sue fonti, i costi che sostiene e soprattutto i nomi dei suoi consulenti, dato che scrive e agisce con una competenza tecnica che non può venirgli dalla sua formazione professionale? Quei nomi sono talmente trasparenti da restare invisibili. Perché non mette quegli esperti a disposizione degli iscritti all’Enpam per contribuire a migliorare la gestione?

A suo tempo, dopo aver aperto la Fondazione a qualsiasi sua richiesta e confronto con i nostri tecnici – ricordo che ne incontrò diversi – declinò il mio invito a collaborare fattivamente insieme. Affermò che preferiva rimanere ad agire da fuori.

Comunque la verità è una, e testarda. Certi scenari apocalittici che prefigurava si sono poi rivelati ben diversi nella loro sostanza di numeri e fatti. Non è Cassandra.

Alberto Oliveti
Presidente della Fondazione Enpam

18 ottobre 2018

 

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